MONZA


      

L'arengario, simbolo della vita cittadina monzese, sito nella Piazza Roma dove si usava e continua ad usare incontrarsi, è l'antico palazzo del Comune, costruito nella seconda metà del XIII secolo come contrappunto ideale al potere spirituale rappresentato dal Duomo; oggi, ne rimane il fascino del porticato della zona inferiore, scandito da diciotto pilastri in pietra, sovrastato da un'imponente torre bifora e dagli spazi dove un tempo si tenevano i consigli comunali e le assemblee dei mercanti. La città offre, a tratti, scorci dall'intenso e suggestivo sapore medioevale: l'architettura dell'Arengario, la duecentesca torre di Via Lambro, che nei suoi tre piani presenta una quantomeno singolare orchestrazione nella ripartizione delle finestre e un'atmosfera decisamente diversa da quella, più viva e frequentata Vittorio Emanuele La città, acquistata una propria indipendenza, cerca di difenderla nel contenzioso tra le famiglie milanesi per il suo dominio, e alla fine cade in mano ai Visconti (dicembre 1324).E', questo, secolo di grandi trasformazioni sul piano artistico ed urbanistico: con Matteo Visconti, il primo Giubileo della storia (1300) vede l'inizio della ricostruzione del Duomo, che dovrà però aspettare una seconda campagna edilizia, con l'intervento dell'architetto Matteo da Campione, per venire ampliata ulteriormente e acquistare l'attuale configurazione a capanna, divenendo, con la sua facciata, uno tra i più celebri esempi dell'architettura campionese del Trecento. Gli anni del dominio visconteo sono fertili d'innovazioni
 

Duomo

di Monza

urbanistiche, e ne rimane traccia nella torre a pianta quadrata dove, su un lato, ancora si vedono le feritoie di un ponte levatoio; è l'unico residuo del castello fatto erigere nel 1325 da Galeazzo I. Risalgono invece al 1333 gli oltre tre chilometri di mura innalzate da Azzone Visconti a fortificare il borgo, costellate di numerose torri. Assume importanza l'Ordine degli Umiliati, che si trovano in Sant'Agata, chiesa oggi distrutta, e il cui chiostro ospita il museo civico. L'ordine, soppresso da Papa Pio V nel 1571, sviluppò in città l'arte laniera, sostenendo la vita economica del borgo. Questi sono però anche gli anni che, nelle lotte per la successione, vedono la fine del Comune monzese, aprendo i "secoli bui" del Cinque e Seicento, rovinati da guerre, pestilenze e carestie e segnati dal dominio spagnolo. Mentre la città viene ridotta a feudo, L'architetto Ercole Turati, su disegno di Pellegrino Tebaldi, viene incaricato della costruzione del campanile del Duomo (1606), e si affacciano sulla scena, tra i signori che si susseguono nel dominio di Monza, i De Leyva, la famiglia di Virginia de Leyva, diventata celebre con la sua triste storia come Monaca di Monza grazie alla penna di Alessandro Manzoni, che ne fece uno dei personaggi salienti e più caratterizzati del suo "I promessi sposi" e che si dice abbia soggiornato nel convento di Santa Margherita: la facciata, tardobarocca, gioca tra i colori del cotto e del marmo, comune caratteristica di altre costruzioni monzesi del periodo. La rinascita della città, indebolita non solo economicamente dalle vicende politiche di questi secoli, avviene con il passaggio dal dominio spagnolo a quello austriaco, nel 1706. Vengono chiamati in città - ed impegnati in diverse campagne decorative nel Duomo e nelle varie chiese - i migliori artisti lombardi del tempo. E Maria Teresa d'Austria, incantata dalla salubrità dell'aria e dal posto, con il figlio Ferdinando, inviato a Milano come governatore della Lombardia, decide di dare inizio alla costruzione della Villa Reale (1777- 1780) ~, che nei lussi dei suoi interni e nell'imponenza del complesso, pensato secondo la tipologia delle ville suburbane settecentesche, diventerà nel tempo segno distintivo della preziosità architettonica non solo del parco, che svilupperà 
 

Monza Via Italia

Monza Monumento ai Caduti

 successivamente l'attuale fisionomia, ma di tutta Monza. L'iniziale progetto di una casa di campagna si trasforma gradualmente, nei disegni dell'architetto Giuseppe Piermarini, che già aveva portato a termine la ristrutturazione dell'antico Palazzo Ducale, in quello di una reggia vera e propria,che richiederà un cospicuo investimento non solo monetario ma anche temporale, concludendosi solo dopo circa tre anni di lavoro, nella linearità dell'elegante facciata e nelle ricche decorazioni interne, affidate ad artisti del calibro dell'Albertolli, del Traballesi e dei migliori artisti dell'epoca. Lo stesso Piermarini realizza, nell'attuale piazza Trento e Trieste, il teatro Arciducale, anche questo segno della rifioritura della cittadina, destinata a continuare con l'interesse per Monza da parte di Napoleone. Era il 26 maggio del 1805 quando il Bonaparte veniva incoronato re d'Italia nel duomo di Milano o, meglio, si poneva letteralmente da solo la corona sul capo - tra lo stupore dei presenti - con le celebri parole "Dio me l'ha data, guai a chi la toccherà": e con questo gesto cominciavano i rapporti di Napoleone con Monza, trattandosi di una tra le storiche incoronazioni avvenute con la mitica Corona Ferrea. Rapporti non sempre felici, dal momento che permisero allo stesso Imperatore di far affluire nel patrimonio francese parte del tesoro del Duomo e preziosi manoscritti della biblioteca Capitolare; ma fu lo stesso Napoleone a volere, dopo l'insediamento in quello stesso anno nella villa, da allora "Reale", del Vicerè d'Italia Eugenio di Beauharnais, la nascita di quello che a tutt'oggi è il più grande parco recintato d'Europa, estensione dei giardini all'italiana che già ornavano la Villa. Su progetto dell'architetto Luigi Canonica, che pensò ad un adattamento dei resti delle medioevali cinzioni di Monza, creando una recinzione lunga quattordici chilometri e che inglobava gli elementi preesistenti del territorio di Monza, Vedano, Biassono e San Floriano, il parco venne pensato come riserva di caccia e tenuta agricola modello, senza tralasciare un ideale estetico. Il dominio francese sancì anche un rinnovato sistema viario, e (in seguito all'editto di Saint- Cloud) la creazione di due nuovi cimiteri extra - urbani: uno presso l'attuale stazione ferroviaria e l'altro vicino alla chiesa di San Gerardo, patrono della città insieme a San Giovanni, costruzione tardo neoclassica edificata nel 1836. Con la sconfitta di Waterloo, Monza torna sotto gli Asburgo, e a loro si deve l'attuale Ponte dei Leoni, la centrale via Vittorio Emanuele (creata in realtà in occasione dell'incoronazione di Ferdinando I nel 1838), l'illuminazione notturna, la nascita di eleganti ville dell'alta borghesia nel parco e la linea ferroviaria Monza - Milano; avvenimenti che portano nuove spinte espansive alla città, destinate a continuare anche dopo la raggiunta Unità d'Italia con la Casa Savoia. Anzi, Monza, se stringe i legami con Milano grazie a una maggior facilità di comunicazione (le due città vengono ora facilmente collegate dalla corsa dei primi tram), si afferma come uno dei centri propulsori dell'economia lombarda, e la lavorazione del feltro e l'industria del cappello si fanno conoscere in tutto il mondo.